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Della presenza del rugby a Perugia si hanno tracce fin dagli anni Trenta, anni in cui i giovani universitari del G.U.F. competevano con una squadra che, stando alle cronache dell'epoca, si batteva sul campo dell'allora Piazza d'Armi riscuotendo consensi ed ammirazione su scala nazionale.
Il filo di quella 'eroica' avventura verrà ripreso nel dopoguerra solo alla fine degli anni sessanta (per l'esattezza nel 1969), quando, grazie alla passione di alcuni pionieri, venne fondata la Società Rugby Perugia, che, tra alterne fortune, traghettò il rugby perugino fino alla prima promozione, datata 1972, dalla serie D alla C. Il 1975 segna invece l'inizio del connubio istituzionale tra la palla ovale e quel mondo universitario nel quale, per vocazione propria, il rugby ha sempre e dovunque fatto proseliti: il sodalizio perugino confluisce nella neonata sezione Rugby del C.U.S. (Centro Universitario Sportivo) Perugia, la polisportiva accademica che rappresenta ancora oggi un invidiato esempio di osmosi sportiva tra la realtà del territorio e gli studenti (moltissimi i fuori sede) della città universitaria. Del 1980 è un altro evento epocale del rugby perugino, ovvero la realizzazione del Campo Comunale di Pian di Massiano, impianto ad esclusiva disposizione del rugby, vero e proprio gioiello grazie al suo tappeto erboso tra i migliori d'Italia. Comincia allora una massiccia campagna di diffusione della palla ovale che coinvolge, grazie soprattutto alla collaborazione con le scuole, centinaia di giovanissimi: nasce il settore giovanile, elemento vitale di ogni realtà in crescita; sono gli anni delle prime partecipazioni ai Giochi della Gioventù e ai Tornei di Treviso, con le maglie che arrivano sotto i pantaloncini.
Cominciano a formarsi i primi giocatori completamente autoctoni e compaiono per la prima volta i rugbisti di seconda generazione; saranno numerosi negli anni successivi gli atleti perugini che parteciperanno alle rappresentative nazionali di categoria. E' di questi anni il primo vero e proprio abbinamento commerciale: la squadra biancorossa lega il proprio nome a quello della ditta Consul Travel, cui succederà dopo qualche anno l'Apistica Perugina: i colori giallo e marrone degli industriosi insetti saranno per anni un segno distintivo del XV perugino. Nella seconda metà degli anni Ottanta il CUS Perugia conosce l'inizio del suo periodo d'oro, stavolta targato ASP (Auto Servizi Perugia, sponsorizzazione prolungatasi per oltre dieci anni), raggiungendo la promozione in serie B nella stagione 87-88, per poi giocarsi (e perdere di misura) tre anni dopo i play-off per la promozione in A2: è il massimo risultato sportivo del rugby umbro, in un momento particolarmente felice che vede con la maglia dei grifoni anche giocatori stranieri di buon livello internazionale, con prevalenza di giocatori argentini, che nel tempo collaboreranno anche in veste di allenatori. E’ comunque ancora un rugby amatoriale, fatto di impegno e buona volontà, di memorabili avventure con la squadra riserve, di palloni “Wallaby” che moltiplicano il loro peso quando piove, ma nuovi e con l’asciutto sono ancora rimpianti da qualche mediano di apertura. Qualche allenatore alza gli occhi e nota che il colle della Trinità, visto dal Campo da rugby, è in salita e si mette in testa che la Città della Domenica può essere anche un’ottima meta per le sedute di preparazione estiva dei malcapitati atleti seniores: farà scuola.I terzi tempi si svolgono sotto l’ormai epica capannina di canne di bambù, scarna nella forma, ma ricca di significati nella sostanza: dalle sue ceneri nascerà la nuova struttura e la Club house di oggi.
Coloro che da anni ruotano attorno al movimento della palla ovale perugina conoscono anche momenti estremamente tristi: passano a vedere le partite dall’alto Francesco Di Marcantonio e Claudio Rossi, la giovanissima Claudia Nardi, Fabio Anti e altri ancora. Ogni cerimonia è una summa di ciò che sta diventando il rugby nella nostra città: “…fuori dalla chiesa chiesetta chiesina chiesettina, si vedono quelle belle facce da rugbisti, quelle dei giocatori di ieri e di oggi del Cus Perugia. Con i lividi delle battaglie, con le croste dei combattimenti…”. Per ognuno di loro i colori la maglia biancorossa è diventata pelle e il grifo in alto a sinistra è virtualmente tatuato. Negli anni successivi, tra alterne vicende, la squadra riesce a togliersi importanti soddisfazioni e comunque a sopravvivere nel difficile torneo della serie B nazionale, vivendo all'insegna di una continuità fatta di buoni piazzamenti, fino al sopraggiungere di una crisi, per così dire, generazionale, alla fine degli anni novanta, culminata con la retrocessione nel campionato 98-99. Inserita nel durissimo girone del nord-est, la squadra non riesce a reggere il confronto con le venete e, nonostante la guida tecnica dell'allenatore forse più prestigioso mai arrivato a Perugia (l'aquilano Loreto Cucchiarelli, ex c.t. della Nazionale), retrocede dopo undici campionati consecutivi nella cadetteria.
E' un colpo che mette a dura prova gli equilibri interni di squadra e dirigenza, non tanto per il risultato in sé quanto piuttosto per il modo in cui è arrivato; la società a questo punto, presa consapevolezza delle cause profonde all'origine della debacle, che va ben oltre la semplice retrocessione sul campo, decide di chiudere definitivamente un ciclo, ormai esauritosi, e di tentare la scrittura di un nuovo capitolo, ripartendo praticamente da zero. Per recuperare una dimensione puramente amatoriale, oltre che per abbattere i costi della prima squadra a vantaggio dell'attività giovanile, si opta per l'iscrizione, nel campionato 1999-2000, alla serie C2, potenziando la partecipazione dei più giovani e dei neofiti universitari, questi ultimi avvicinatisi al rugby in maniera davvero massiccia. I risultati scivolano così in secondo piano, si punta alla riscrittura di regole di comportamento fondate sul rispetto reciproco e sulla valorizzazione del proprio patrimonio umano.Il campionato di C2 viene vinto dopo un girone play off chiuso al primo posto e l'anno dopo, siamo nel 2000-01, il Cus Perugia torna a disputare la serie C1 dodici anni dopo la promozione dell'88.
E' un torneo difficile, che segna però la definitiva consacrazione del nuovo corso, con la squadra che raggiunge nelle ultime giornate una brillante salvezza agli ordini del coach Speziali. Dell'anno seguente è un altro momento epocale per il rugby cittadino, ovvero l'inaugurazione della Rugby Perugia Club House, bellissimo manufatto in stile anglosassone adiacente al campo di gioco, realizzato dal Comune di Perugia con l'ausilio tecnico di alcuni membri della società Rugby Perugia, cui è stata affidata la gestione esclusiva; inaugurazione ufficiale il 23 settembre 2001 con una grande manifestazione (la più alta concentrazione di rugbisti mai vista al pian di Massiano) alla presenza del Sindaco Locchi che ha coinvolto tutte le realtà della palla ovale, dai bambini del minirugby agli Old, passando per giovanili, prima squadra e femminile.
Sul piano tecnico, la prima squadra è affidata nella stagione 2002 all'allenatore argentino Adrian De Giusto, che cura insieme a Gianluca Gamboni tutto il settore tecnico del gruppo. Nel 2002-2003 la squadra raggiunge nel girone unito di serie C, varato dopo la fusione di C1 e C2, un'insospettata qualificazione per i play-off ottenuta dopo aver dominato la prima fase. Dai play off i biancorossi escono sconfitti ma il bilancio di questa stagione rimane positivo. L'anno successivo, il 2003-04 è l'anno della grande promozione in serie B. Il Cus Perugia, sponsorizzato Sisas, torna dopo cinque anni di Purgatorio, nella serie cadetta al termine di una stagione esaltante. Alla guida di De Giusto i ragazzi del presidente Polenzani stravincono il girone tosco-umbro mettendo a segno il record di vittorie (due sole sconfitte) e battono sul neutro di Benevento il Cosenza nello spareggio-promozione. Nello stesso anno le ragazze arrivano in semifinale dopo aver vinto la regular season e cedono solo al Riviera del Brenta, poi campione d'Italia.
Il primo anno in B (2004-05) vede i cussini chiudere all'ottavo posto un buon campionato, che fa assistere nel girone di andata alle cose migliori. Nell'estate del 2005 cambia la guida tecnica: a De Giusto subentra, dopo tre anni, l'aquilano Aio che guiderà i biancorossi nella seconda stagione dopo il ritorno in B. La ventata di novità tecnico-tattiche dell’esperto mediano abruzzese permettono un salto di qualità significativo al gioco espresso dai biancorossi. Il responso del campo è lusinghiero: dopo un intero campionato al vertice, la stagione si conclude con un terzo posto in solitaria, ad un soffio dai play-off, piazzamento quasi impensabile per una compagnie al secondo anno nella serie cadetta.
La stagione successiva è giocata ancora ad alti livelli e si conclude con i cussini di nuovo nelle zone alte della classifica; si intravede però l’esaurimento dell’esperienza legata alla conduzione tecnica corrente, che si tradurrà, nella stagione 2007-08, nel passaggio alla guida dei rugbisti perugini di Gianluca Gamboni, che traghetta la squadra fino ad una salvezza per nulla scontata, ma ampiamente meritata. L’istituzione del campionato interuniversitario estivo e la crescente popolarità del rugby spingono la società ad allestire una squadra cadetta che partecipa al campionato di serie C insieme ad altre squadre umbre. Infatti, oltre alle roccaforti storiche di Gubbio e Foligno e la squadra dell’altra Società cittadina dell’Amatori Rugby Perugia, schierano ormai compagini juniores e seniores anche altri centri regionali quali Terni, Città di Castello, Orvieto, Norcia e Castiglione del Lago.
Per il Cus Perugia diventa ormai consuetudine assistere agli allenamenti seniores con oltre 50 atleti in campo e non costituisce mai fonte di preoccupazione schierare due formazioni nella stessa domenica. La stagione 2008-09, quella del Quarantennale, vede il rientro di De Giusto al timone della Prima Squadra, con uno staff dirigenziale che finalmente sembra conformarsi adeguatamente alle esigenze via via crescenti di tutta l’attività: sono attive tutte le categorie del movimento giovanile, dall’Under 7 all’Under 19, oltre alla sempre presente squadra delle Ragazze.
La struttura si dota anche di una sala per la muscolarizzazione, ormai imprescindibile per la formazione di atleti di livello, ma sempre e comunque in stretta simbiosi con l’odore verde del campo da gioco. Nella stagione 2009-10 la guida della Prima squadra è affidata al nocetano Achille Ruffolo.
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